Mercoledì 24 Aprile 2019

Il rapido sviluppo di TACK-TMI International (Switzerland) SA

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Diretta da Thomas Deburggraeve, fin dal momento del suo lancio a fine 2017 TACK-TMI International (Swizterland) SA ha lavorato per mettere in campo la sua offerta di formazione su tutto il territorio. Il suo target principale? Le grandi imprese e le PMI che vogliono affiancarsi a un partner locale in possesso di un’esperienza internazionale per elaborare moduli di formazione innovativi che permettano, in particolare, di sviluppare gli attributi di resilienza, disciplina e attitudine al cambiamento.

Thomas Deburggraeve, lei è il direttore di TACK-TMI International (Switzerland) SA. Qual è il bilancio dei suoi primi 18 mesi di attività in Svizzera?

Molto positivo. Ginevra, la città in cui abbiamo la nostra sede, si trova al cuore di una zona in pieno boom, in cui le imprese svizzere e internazionali dimostrano un grande dinamismo. La città si è affermata anche come un vero e proprio hub francofono, con collegamenti alla Francia, il Belgio e il Maghreb, tra gli altri; questo facilita lo sviluppo dei numerosi progetti internazionali che stiamo accompagnando al livello della formazione. Inoltre, il fatto di essere presenti nelle tre principali regioni linguistiche del paese per noi costituisce un volano di crescita incredibile.

Quali sono le tappe del vostro sviluppo?

Per prima cosa abbiamo costituito un team che comprende una quindicina di persone, tra cui uno zoccolo duro di quattro collaboratori, tra i quali figura Arnaud Kahn, responsabile del polo formazione e forte di oltre 20 anni di esperienza in questo campo. È lui ad apportare una reale dimensione di profondità ai nostri programmi, ed è grazie a lui che siamo in grado di elaborare dei concetti di formazione studiati su misura. In un secondo momento abbiamo definito i nostri obiettivi e il nostro approccio commerciale ed educativo, in modo da rispecchiare le specificità di TACK-TMI International (Switzerland) SA. Da queste discussioni appassionanti è emersa una visione chiara, che ha permesso di definire in modo preciso il DNA della nostra azienda.

E qual è questo DNA, per l’appunto?

È condizionato da una forma di paradosso. Da una parte c’è la dimensione internazionale dell’insegna, presente in 55 paesi con formazioni erogate in 37 lingue; dall’altra il suo forte ancoraggio a livello locale. Sì, noi siamo i leader mondiali con i nostri moduli articolati attorno a temi quali leadership, gestione, cambiamento, vendita e gestione del tempo e dello stress, tra gli altri. E ancora sì, siamo legati a un’azienda fondata più di 60 anni fa, e beneficiamo del suo know-how, della sua rete internazionale e dei suoi strumenti metodologici. Ma allo stesso tempo rimaniamo un operatore locale dall’approccio umano, che intrattiene rapporti di vicinanza con i suoi clienti, ai quali offre soluzioni di formazione personalizzate mirate innanzi tutto alle soft skills, al fine di migliorare la prestazione individuale, la prestazione collettiva e la performance dell’impresa.

In cosa si differenzia la vostra offerta?

Si tratta di un fattore di differenziazione intimamente legato al nostro percorso, ossia la particolarità. Molti miei colleghi e io stesso siamo stati sportivi professionisti. Perché questo elemento è pertinente nel contesto della formazione? Lo sport agonistico è uno dei rari ecosistemi in cui si vive nella continua ricerca del miglioramento e in cui il successo dipende soprattutto dalla capacità di adattarsi. Certo non è che tutti facciano sport, ma ogni attività, anche se praticata a livello amatoriale, nasconde degli insegnamenti utili per la vendita, la gestione e il miglioramento generale delle prestazioni.

Vale a dire?

Senza voler svelare qui tutti i nostri segreti (fa una risatina), farò un esempio concreto. Nel quadro dei moduli di formazione che abbiamo sviluppato a livello locale, abbiamo introdotto un’attività di coaching di metà percorso. Tutti abbiamo avuto modo di assistere a una partita in cui una squadra penosa nel primo tempo, al secondo esce dagli spogliatoi completamente trasformata per andare a vincere. La gente in questi casi si domanda cosa mai sarà potuto accadere dietro le quinte, e spesso vanta le qualità dell’allenatore senza tuttavia sapere per certo cosa avrà potuto dire ai giocatori. Da qui l’idea di stabilire un’analogia tra il coaching sportivo e la vita nell’impresa, per consentire ai quadri di trovare le parole giuste per motivare i loro team. In spogliatoio, l’essenziale deve essere comunicato e compreso in cinque minuti. E poiché sia io che i miei colleghi abbiamo vissuto dall’interno questo genere di situazione, siamo in grado di estrarne la quintessenza di modo che questa tecnica possa essere trasposta nell’ambiente professionale, qualunque esso sia.

Che accoglienza registrano questi strumenti formativi da parte delle imprese?

Talune sono disorientate, certo. Naturalmente proponiamo anche metodi più tradizionali, anch’essi efficaci, ma allo stesso tempo attiriamo l’attenzione su una realtà che nessuno oggi può più ignorare. Questa realtà è l’emergenza di una nuova generazione di quadri e manager che hanno conosciuto il sistema piramidale, e vogliono disfarsene. Pur essendo altrettanto volenteroso ed efficace, il ricambio tuttavia non è più disposto a ubbidire a un ordine se non può metterlo in discussione e comprenderne la rilevanza. Tutto a un tratto alcuni si trovano disarmati di fronte a una generazione che non sempre comprendono e con cui non riescono a comunicare in modo efficace in mancanza degli strumenti educativi giusti.

Qual è il vostro consiglio in questa materia?

Per esempio cercare di decifrare le ragioni che spesso spingono i giovani a preferire le start-up. L’interesse per queste strutture si lega meno al fatto che i collaboratori possono indossare i jeans o giocare a biliardino in pausa, che allo spirito che si respira in questi ambienti. Fino a poco tempo fa il sogno di ogni giovane diplomato era entrare in un grande gruppo internazionale o una banca famosa; oggi il giovane diplomato è in cerca di un progetto che abbia senso ai suoi occhi. È proprio in quest’ottica che risulta particolarmente pertinente l’analogia con lo sport di alto livello, che ha obiettivi forti e federativi.

Lei diceva che il team comprende diversi ex sportivi professionisti. Cosa avete conservato di questa esperienza?

In effetti noi abbiamo avuto occasione di vivere pienamente la nostra passione e di confrontarci con le esigenze che ogni sport di alto livello intrinsecamente comporta. Ma non c’è bisogno di essere passati per lo sport per capire che le attitudini sviluppate nel confronto della competizione, le stesse che sviluppiamo con i nostri moduli di formazione (elasticità, autodisciplina e attitudine al cambiamento), sono fondamentali e rilevanti anche nel mondo professionale, dove possono essere trasposte grazie ai programmi che abbiamo sviluppato allo scopo.

#Interiman